LEGGENDA E STORIA

 

In un tempio della lontana Birmania si adorava una dea tutta d'oro con gli occhi color zaffiro. Qui i monaci vivevano in pace e serenità con i loro cento gatti bianchi.

Un giorno il tempio fu invaso da predoni che uccisero il Gran Sacerdote mentre, con a fianco il suo gatto bianco, stava in meditazione davanti alla statua della dea.

Non appena l'animale vide il suo padrone steso al suolo, salì sopra il corpo inanimato, fissando la dea negli occhi, come a chiedere vendetta. Avvenne, allora, una straordinaria trasformazione: il mantello del gatto prese il color oro della dea, le gambe, il muso, le orecchie e la coda assunsero il coloro scuro della terra, gli occhi divennere blu zaffiro come gli occhi della dea: solo le zampe, che poggiovano sul cadavere del monaco, rimasero candide in segno di PUREZZA. Nello stesso tempo anche gli altri gatti del tempio subirono la stessa trasformazione e la trasmisero ai loro discendenti.

 

 

La storia della comparsa del Sacro di Birmania in Europa non è meno avventurosa della sua leggenda: i primi due esemplari giunsero in Francia nel 1918, ma soltanto la femmina sopravvisse, mettendo al mondo una cucciolata da cui ebbe origine l'intera razza. Dopo l'ultima guerra mondiale, la razza subì una tale contrazione che erano sopravvissute in tutto il mondo due sole coppie e da questa si partì per ottenere il riconoscimento ufficiale nel 1966.

 

 

La seguente storia è tratta dal libro di Marcel Reney: "Les amis des chats"

 

"" Da quando vidi la bellissima fotografia di Dieu d'Arakan fatta da un giornalista ad una mostra parigina, rimasi soggiogato da una specie di magico incantesimo che ancora mi avvince. I gatti Sacri di Birmania, più dei Siamesi e più dei Persiani, esercitano un singolare fascino al quale nessuno sfugge.
I loro occhi carezzevoli e dolci, la strana bellezza del colore del loro manto, ma soprattutto la loro personalità così accattivante, rende questi amici differenti da tutti gli altri gatti. Per ben quindici anni mi sono dedicato alla scoperta ed alla chiarificazione del mistero della loro origine. Nel 1926, P. Youmand scrisse su "Il gatto": "... originario del lontano est come il Siamese, il gatto di Birmania, allevato nei templi, era rigidamente sorvegliato e la sua esportazione proibita. Eppure, appena pochi anni fa, Mister Varderbilt ha potuto acquistarne un paio dai quali è discesa la generazione attualmente esistente".

Dopo questa data, vari articoli su riviste e su libri vennero a completare quell'annuncio troppo breve. Lo stesso Youmand dedicò quasi sei pagine al Sacro di Birmania nell'edizione del 1930 del suo secondo libro "Le razze dei gatti". Il dottor Ferdinand Mery pubblicò su "Minerva" la leggenda di Sinh, l'antenato dei gatti del tempio di Lao-Tsun, e soprattutto M. Baudoin-Crevoisier pubblicò parecchi articoli sulla rivista felina belga (1931), su "Giardini e cortili" (1932), sulla rivista felina francese (1933) e su "Caccia, pesca, allevamento" (1935).

Io ho letto tutte queste documentazioni senza riuscire a gettare più luce sulle origini di questa splendida razza che ho cercato di allevare dopo Baudoin-Crevoisier. Posso ora fare una sintesi di ciò che conosco circa l'argomento, ma avvertendo i miei amabili lettori che la loro sete per lo sconosciuto verrà soltanto incrementata.

Sicuramente miliardario americano, Varderbilt, durante una crociera in Oriente, riuscì ad acquistare a caro prezzo una coppia di Birmani, senza dubbio rubati al tempio di Lao-Tsun da un inserviente infedele. Questa coppia fu data ad una certa signora Thadde Hadisch, ma il maschio morì accidentalmente sulla nave e la femmina, Sita, fortunatamente gravida, diede alla luca a Nizza una cucciolata nella quale vi era una femmina perfetta, Poupée.

Youmand affermò, nel 1933, in uno dei suoi articoli, che Poupée, non potendo essere coperta da un maschio della sua razza, fu coperta da un gatto di razza "Lince del Loas" di proprietà di un medico di Nizza. Questo tipo di gatto dagli occhi blu scuro somiglia al Siamese. Il connubio produsse degli incroci Birmani e Laotiani e attraverso successivi incroci nacque un esemplare perfetto: Manou de Madalpour, le qui marche somigliavano a quelle della madre Poupée. Successivamente, il più informato Baudoin scrisse (1933): "... questa femmina fu allora coperta da un maschio siamese battezzato per la circostanza gatto laotiano".

Frattanto, nel 1933, tentando di avere maggiori informazioni su questa storia, scrissi al famoso medico di Nizza, M. Prat. Egli mi rispose: "Noi abbiamo effettivamente avuto parecchi gatti siamesi, tra cui Youyou, ma non sappiamo niente delle loro origini e non conosciamo la signora Hadisch di Vienna".

Chiesi, inoltre, ad un grande cacciatore che veniva dal lontano Est asiatico e che viveva nel Laos, Guy Cheminaud, i cui libri erano molto conosciuti dagli amanti di storie di caccia di animali selvatici, cosa pensava del gatto Lince del Laos. La risposta fu categorica: "Non esistono gatti laotiani come specie distinta dai gatti siamesi".

L'intera storia costruita da Youmand e Baudoin crollò nel momento che il testimone più importante, il proprietario del mitico gatto laotiano, non sapeva nulla circa il gatto del Laos né della signora Hadisch. Era comparsa, inoltre, in questa storia una certa signora Leotardi, un'avventuriera in grande stile, che aveva posseduto i birmani dopo la Hadisch. La signora Marchel Adams, che circondò di tenero affetto Manou de Madalpour, mi disse a Parigi che la Leotardi, prima di scomparire misteriosamente, le aveva raccontato la stessa storia sui birmani scritta da Youmand e Baudoin.

Nel 1933 pubblicai un articolo su "Caccia, pesca e allevamento", allo scopo di ottenere altre informazioni. Baudoin fece riferimento ad esse nel suo libro del 1935 "Sua altezza il gatto". Egli dichiarò allora: "A parte gli scritti di Russel Gordon e di Auguste Pavie, non vi sono documenti sull'esatta origine di questi gatti. Dopo sei anni di ricerche personali e dieci anni di allevamento in Francia, i gatti Sacri di Birmania rimangono ancora così misteriosi circa la loro origine come lo furono allora. Nessuno ha prodotto novità al riguardo che io abbia potuto vedere e di conseguenza studiare".

Ciò che più incuriosisce circa questa faccenda sono le testimonianze indicate da Youmand e Baudoin per dare una parvenza di verità alla storia del Birmano: quelle del maggiore inglese Sir Russel Gordon. Youmand scrive: "Il maggiore Russel Gordon, che faceva parte delle truppe inglesi incaricate della protezione dei Kittah, ebbe, nel 1898, l'occasione di osservare questi sacri animali". Dopo un commento sul tempio sotterraneo di Lao-Tsun, costruito agli inizi del XVIII secolo da monaci Kmer, i Kittah, la cui religione è segreta sia per la gente del posto, sia per gli stranieri, egli cita ancora Russel Gordon: "... Il tempio di Lao-Tsun è incontestabilmente una delle meraviglie più singolari dell'Indocina, pochissimi mortali hanno potuto contemplarlo. Situato ad est del lago Incao, fra Magouong e Sembo, in una regione quasi desertica, è circondato da una barriera di mura insormontabili. Colà vivevano, ancora nel 1898, gli ultimi Kittah e mi fu permesso osservare alcuni di loro con i loro sacri animali. Dopo la ribellione e al tempo dell'occupazione inglese di Bhamo, una base alquanto isolata in ragione della sua distanza da Mandalay, abbiamo dovuto proteggere i Kittah dall'invasione dei Brahamini e li abbiamo salvati dal saccheggio e dal sicuro massacro. Il loro lama, Yotag Rooh-Ougji, mi ricevette e mi diede una placchetta che ritraeva il gatto sacro ai piedi di una strana divinità i cui occhi erano fatti di due zaffiri allungati (pezzo n. 4108 della mia collezione a Mildenhall) e più tardi, come segno di favore speciale, mi lasciò vedere i gatti sacri in numero di cento e ne spiegò l'origine".

Tentai di ottenere una fotografia del pezzo menzionato da Sir Russel Gordon e l'esatta indicazione della rivista sulla quale questo testo era pubblicato, ma invano. Cercai pure di ottenere nuovi dettagli circa l'esistenza della signora Hadisch e della signora Leotardi, ma anche qui inutilmente.

Cosicchè l'origine del gatto Sacro di Birmania rimane ancora avvolta in un impenetrabile velo, come se volesse punire quelli che hanno profanato, con il loro sacrilego furto, il tempio di Lao-Tsun.

Per il resto, Baudoin, dopo aver tentato l'allevamento dei Birmani affermando che era facile, vi rinunciò nel 1935, anno in cui vendette alla Principessa di Hohenloe, per circa trentamila franchi francesi dell'epoca, uno splendido maschio che si guadagnò l'ammirazione del pubblico francese ed estero, Dieu d'Arakan, oltre a circa cinque o sei maschi e femmine che ancora possedeva. In Svizzera ed in Belgio alcuni amatori cominciarono ad interessarsi di questo gatto, senza peraltro riuscire a continuare l'allevamento della razza. In Francia, due o tre allevatori possedevano ancora all'inizio del 1940 alcuni ibridi di Birmano con guanti scadenti.

I gatti della Principessa Ratibor ebbero alcune disavventure: affidati al Duca d'Aosta, non se ne seppe più nulla per un certo tempo. Fu una sua cugina, la Contessa Giriodi Panissera, che riuscì finalmente a venirne in possesso. Nell'autunno del 1936 ebbi l'onore di essere ospite nel castello di Francavilla Bisio (in Piemonte, nei pressi di Novi Ligure) e di vedere da vicino i risultati ottenuti grazie alla capacità e alla pazienza della gentile proprietaria. Oltre a Dieu d'Arakan e a Reine de Rangoon, vi erano altri 17 gatti e fra i 14 cuccioli ve n'erano alcuni molto promettenti.

Cosa avvenne di questa bella collezione di gatti che io definirei i più belli del mondo? Dal 1940 in poi non ebbi nessun'altra notizia da Francavilla e mi rimane come sola consolazione: il ricordo del grande cortile del castello nel quale i miei cari amici guantati saltellavano sotto lo sguardo compiaciuto della proprietaria. ""

 

 

Tratto dagli appunti di Francamaria Gabriele

 

"" A distanza di quarant'anni da questo racconto, mi sono recata al castello di Francavilla Bisio ed ho appurato che davvero è esistita la Contessa citata; inoltre una anziana governante dei Giriodi Panissera ha dichiarato di ricordare perfettamente il solo Dieu d'Arakan, che ha anche descritto con verosomiglianza, ma né costei, né il figlio della Contessa Giriodi hanno saputo dirmi cosa ne è stato di quei Birmani e della loro florida progenie.

Il dottor Ermando Bruno, fondatore della F.F.I., negli anni 70 mi consentì di esaminare i catologhi delle esposizioni feline che si erano tenute in Italia dopo gli anni '40, ma in nessun catalogo risultano iscritti Birmani appartenenti ad italiani.

I Gatti Sacri sono ricomparsi in Italia, e di nuovo in Piemonte, solo nel 1979, anno in cui riuscii ad ottenere dagli allevatori francesi la prima coppia:

PORTHOS de TCHAO PAI e PAQUITA. ""

 

 

 

 

CARATTERISTICHE

 

STANDARD FIFe del Gatto Sacro di Birmani - SBI

 

Generale
Taglia
Media
Testa
Forma
Ossatura robusta
Fronte
Leggermente arrotondata
Guance
Piene, alquanto arrotondate
Naso
Di media lunghezza senza stop, ma con una leggere intaccatura
Mento
Consistente
Orecchie
Forma
Abbastanza piccole con estremità arrotondate
Posizione
Poste leggermente inclinate, non troppo sulla sommità del cranio e ben distanziate
Occhi
Forma
Non troppo arrotondato, leggermente ovale
Colore
Azzurro scuro
Corpo
Struttura

Lievemente allungato. I maschi devono essere più massicci delle femmine

Zampe
Corte e grosse
Piedi

Arrotondati. La caratteristica speciale dei Birmani sono i piedi bianchi, chiamati "guantaggio", sia dei piedi anteriori sia di quelli posteriori. Questi guanti devono essere bianco assolutamente puro. Devono fermarsi all'articolazione ovvero al passaggio tra dita e metacarpi, al di sopra dei quali non devono estendersi. Possono essere tollerati guanti bianchi leggermente più lunghi sulle zampe posteriori.

Guanti
Sulla faccia plantare delle zampe posteriori i guanti terminano a punta. Il guantaggio posteriore (o gambaletto) ideale termina in "V" intertite e si estende da metà a tre quarti dello spazio tra piede e garretto. Guantaggi più bassi o più alti sono ammesso purchè non superino il garretto. E' importante che i guanti siano di lunghezza uguale e mostrino una simmetria di bianco quanto meno tra le due zampe anteriori e le due posteriori, anche meglio tra tutte e quattro.
Coda
Di media lunghezza, a pennacchio
Pelliccia
Struttura
Lunga o semilunga. In armonia con le parti del corpo: corta sul muso, gradualmente più lunga sulle guance fino a formare una ricca gorgiera, lunga sul dorso e sui fianchi. Tessitura setosa. Scarso sottopelo
Colore
Presenta tutte le caratteristiche conosciute nei gatti a punte colorate. ma tutti e quattro i piedi sono bianchi (guanti). Le punto includono muso, orecchie, gambe, coda e genitali. Le punte devono essere uniformi ed in buon contrasto con il colore del corpo. Il colore del corpo e del ventre è guscio d'uovo molto pallido; il dorso è beige dorato in tutte le varietà. Solo nei gatti adulti il colore delle punte e del corpo è perfettamente sviluppato
NOTE
Il Birmano presenta una morfologia speciale che è unica per la razza
Difetti che precludono il certificato
Pelliccia
Bianco puro o chiazze colorate sul torace o sullo stomaco. Chiazze bianche sulle parti colorate o il contrario. Macchia bianca sui genitali.
Naso
Pigmentazione incompleta della cute del naso
Zampe
Risalite del bianco sui Iati o sulla parte posteriore dei guanti delle zampe anteriori e/o posteriori (conosciuti come lacci). Assenza di gambaletti sulle zampe posteriori